Laura Montanari

 

MONTANARI POETICA

Il vantaggio di essere donna a Roma e fotografa! Perché Laura Montanari è ragazza romana, perché il suo sguardo femminile è sempre aperto come quello dei ragazzi liceali che spiano con invidia il mondo dei grandi, degli esseri liberi, e con altrettanta tenerezza quello dei bambini perché sono ancora freschi dei segreti infantili ed infine con rispetto quello dei vecchi, perché hanno sempre qualche consiglio per i più giovani.
La montanari poetica è quindi un’età biologica interiore con tutta la sindrome di peter pan, ormai l’età adulta non la raggiungerà più, è come un’ombra schizofrenica che ha rinunciato ad accompagnare il suo doppio.

Se dovessimo trovare in filosofia l’equivalente del montanari pensiero fotografico non esiterei a citare il filosofo ebreo algerino vissuto in Francia e lì recentemente scomparso Jacques Derrida, che ha teorizzato il gioco filosofico sui significati equivoci delle parole, unificando il pensiero pagano cristiano e scientifico del nostro tempo, e che ha coniato l’espressione la Differenza (giocando sul concetto di In Differenza).

Ma guardiamo la foto in incipit: 2 tifose azzurre abbracciano due poliziotti azzurri in un fiume di persone: sembra il manifesto rivoluzionario del fiore nella canna del fucile, del facciamo l’amore e non la guerra,  e l’effetto glittering, lo shining-luccichio tipico delle lente sovraesposizioni controllate in notturna (un fortuito incontro sul limite della bruciatura dell’immagine) che lascia alcuni personaggi in ombra (la ragazza in rosso) e delinea il movimentato contesto urbano romano, un dito di Laura va inopinatamente a mascherare un terzo dell’immagine creando un effetto prospettico alla Giotto, quasi fosse una delle rocce che isolano meglio i racconti della vita di San Francesco ad Assisi nella Basilica Superiore.

Decisamente fortunata questa posa di festa mondiale romana, ma la fortuna o meglio la scelta felice dell’istantanea è troppo frequente nella montanari poetica per essere veramente fortuita …. anche le parole leggibili “Pizza” e “QUI” del pannello atac (linea autobus romana) diventano un inno al consumo ISTANTANEO della fame e del viaggiare, perché la foto in montanari diventa un TAG, un graffito, uno stencil dove le lettere (siano esse scritte in arabo, in israeliano, in europeo) diventano icone significanti … che giocano sui personaggi ritratti.

E’ un inviato molto speciale Laura Montanari, che si cala in tempi veloci, più veloci di altri, nella pseudo realtà che la circonda (“l’Italia ha vinto il mondiale? Boh che ne so, sono scesa per strada sentendo questo gran rumore ed ho camminato in mezzo alla gente festante, non so perché fanno una festa e si abbracciano ma voglio assolutamente raccontare questo momento, magari per rifletterci dopo, intanto lo vivo lo acchiappo così come viene, poi si vedrà!”) il montanari pensiero è uno stato di partecipazione inglobato nel fenomeno che rappresenta, non c’è la freddezza scientifica dell’osservatore esterno imparziale (che uomo limitato costui!).

La montanari poetica si definisce anche per il suo contrario: non si tratta di intimismo, il suo autore non gioca al minimalismo oggi molto di moda (lo chiamano understatement, tipico dei divi multimiliardari che si fanno ritrarre in jeans al fastfood, il mito della ragazza della porta accanto) perché l’intimismo, vale a dire il non guardare oltre la punta del proprio ombelico, segna il distacco tra osservatore e “paesaggio”, esso è alla base del realismo e verismo così tipici della televisione e della carta patinata contemporanea, si gira la pagina si cambia servizio e si rimuove il ricordo nell’ascoltatore. Indolore.

La montanari poetica nasce prima dello scatto, essa è già matura, rimane costante nel tempo; questo accade perché Laura Montanari ha già fatto la sua scelta stilistica e la applica sempre in ogni contesto in cui si muove, scelta stilistica che è alla base stessa della sua volontà di raccontare per immagini il suo mondo, sia che si tratti di foto di gruppo in weekend a Fregene, sia che si tratti di un reportage sulla striscia di Gaza, Laura Montanari applica quello che la cultura africana dei villaggi di campagna insegna ai giovani iniziati/e: l’ascolto. Senza cliché, scandalismi, false chiavi.

L’ascolto presuppone un iniziazione per essere tale. Non si insegna all’università o a scuola, ma è un rapporto privilegiato anziano giovane, e sono pochi i giovani a riceverlo ed ancora meno gli anziani che trasferiscono questa sapienza fatta principalmente di umiltà, pazienza ed apertura al diverso. La tolleranza è il frutto più immediato ed evidente dell’ascolto, tolleranza che si fa sopportazione, empatia, stupore dell’altro. Per mettere in opera l’ascolto bisogna uscire definitivamente dal fattore tempo e carriera (inteso come soldi) infatti solo una totale dedizione consente un ascolto libero e sempre nuovo. La ricetta dell’ascolto è questa: quando incontri un maestro guida, fermati ad ascoltarlo e rimani con lui il tempo che vorrà dedicarti e rallegrati quando ti lascerà andare, sei pronto. Tutti nella nostra vita abbiamo almeno una volta incontrato qualcuno che desiderava lasciarci qualcosa, un tesoro che gli era stato affidato. Questa elezione nasce spontanea senza un perché, sta a noi affidarci ad essa e farne tesoro. Le montanari foto sono così.

Nella vita di Laura Montanari, l’ascolto è presente una volta per tutte e lo sanno bene le persone a lei vicine: ha sempre un tempo da dedicare a ciascuno, un sorriso ogni volta diverso, una parola che guarda al futuro: “tra sei mesi farò un viaggio” (e già non si vede l’ora del suo ritorno per farsi raccontare); sono poche le persone che sono state così bene “iniziate” da riuscire a loro volta a riportarci fedelmente il colpo a salve con cui sono state caricate. Un salve di pace e cortesia.

Per concretizzare meglio un’iniziazione all’ascolto, tipico delle culture ancora legate alla terra, al commercio minuto, alla precarietà della vita, racconto qui l’episodio della bambina keniota che pianse alla vista di un uomo bianco, lei si chiama Elsa, la diversità della pelle, degli occhi e dei capelli  identifica nella sua mente l’uomo bianco con un diavolo che porta la morte. La nonna vede la scena e chiama a sé la bambina, le dice di mostrarle un dito e con la punta del coltello le fa una piccola incisione: il sangue rosso scorre in una piccola bolla rigonfia sul suo dito e la nonna le dice:”vedi tu come sei fatta? sei piena di vita che scorre, quella persona che hai appena vista è fatta come te, nello stesso modo e con lo stesso sangue colorato di rosso, se io le taglio il suo dito tu vedrai la stessa cosa”.
Un insegnamento così rimane per sempre, e forse l’aiuterà più tardi a capire meglio il razzismo che altri le manifesteranno e così potrà superarlo dentro di sé. Troverà in sé la forza per sopportarlo.

Una sapienza simile è ben contenuta anche nei proverbi di saggezza popolare, tutte le culture li coltivano, ad esempio un proverbio africano dice: il capo villaggio è come un elefante, è molto difficile che qualcuno riesca a metterlo a pancia sotto!

Ma il proverbio è inefficace se chi lo ascolta non lo “ascolta”. E Laura Montanari lo sa bene, non importa per noi conoscerne la biografia, ci bastano le sue foto ed il giorno che non vorrà più raccontare in immagini possiamo scommettere che lei, continuerà a vivere sempre facendo uso dello stesso ascolto. Un ottimo metodo.